Le vacchette
Per fabbricare questo particolare pellame, alle fasi produttive precedentemente descritte, ancor oggi praticate senza particolari differenze rispetto al passato, segue una peculiare operazione di rifinitura, anch’essa attualemente perseguita secondo i metodi adottati alla fine dell’Ottocento.
In particolare, si inizia con la rasatura della pelle, una sorta di scarnificazione condotta in modo tale da raggiungere lo strato utile per lo spessore definitivo.
La pelle viene poi distesa e ammorbidita con la "palmella", un particolare strumento manuale o meccanico, e quindi ulteriormente ingrassata a mano, sì da conferire a essa la massima impermeabilità, e lucidata manualmente con utensili in vetro e pietra.
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Il cuoio
La lavorazione del cuoio poco si differenzia da quella della vacchetta: similare è il tempo necessario per la fase della concia, che presuppone però l’aggiunta del tannino di castagno, un prodotto astringente-forte indispensabile per rendere rigido il prodotto finito.
A questo viene inoltre applicata una minore percentuale di grasso rispetto a quella necessaria per la vacchetta.
Il cuoio viene ottenuto dalla parte dorsale di pelli bovine, cosiddette adulte-grosse, mentre per la vacchetta si impiegano pelli intere bovine, dette adulte-magre.
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